Oggi, 27 gennaio, è il giorno scelto dalla comunità mondiale per ricordare.

Oggi, 27 gennaio, è il giorno scelto dalla comunità mondiale per ricordare.

Oggi 27 gennaio è il giorno scelto dalla comunità mondiale per ricordare
Ricordarci prima di tutto di non dimenticare.

Le nuove generazioni non sanno e non hanno l’obbligo della memoria, mentre chi ha vissuto di più ha il dovere della verità. Fu scelta questa data come giorno della memoria perché il 27 gennaio del 1945 le truppe sovietiche entrate in Germania si trovarono di fronte al mostruoso impianto di Auschwitz, dei suoi camini fumanti dei sopravvissuti inebetiti fra cadaveri e resti umani. Il delitto che gli ebrei chiamano Shoà, la catastrofe, non è stata solo una strage (ce ne sono state molte nel secolo scorso) ma l’intenzione – solo in parte saziata – di far scomparire un intero popolo, una comunità con la sua storia e la sua lingua andando a prendere prima di tutto i bambini e le donne perché bambini e donne rappresentano il futuro, con una procedura di triplice confisca. Fu confiscata la loro identità e dell’identità sostituita da un numero tatuato sul polso, dei vestiti di cui furono spogliati e infine della vita. No tutti passarono per i campi dove la morte era industrializzata. Milioni morirono fucilati per strada o nelle campagne o lasciati morire d’inedia, stenti, fame e malattie mentre portavano pietre.

I sei milioni di vittime comprendevano gli omosessuali e i prigionieri di guerra russi. A Roma il Giorno della Memoria è il 16 ottobre, in ricordo della razzia del ghetto di Roma, i cui abitanti furono messi in treni blindati spediti ad Auschwitz.

Il mondo si trovò, a partire dal 1945 e per molti anni successivi, a fare i conti con un nuovo tipo di delitto che non consiste soltanto nei numeri giganteschi e mostruosi, ma in un progetto distruttivo: quello di far sparire dalla faccia della terra, ovunque si trovi, ovunque si nasconda, ogni membro del popolo da distruggere affinché ne fosse cancellata anche la memoria.

Così’ si dovette far ricorso a una nuova parola: genocidio. Non una strage qualsiasi ma omicidi di massa per sopprimere tutti i membri di una comunità. L’infame progetto riuscì soltanto in parte, tant’è vero che noi non abbiamo dimenticato, ma ricordiamo e speriamo di insegnare a ricordare a tutti quelli che vengono dopo di noi, che non sanno perché non possono sapere, ma hanno il diritto di sapere.

Ecco perché anche oggi, 27 gennaio del 2024 noi siamo qui a ricordare. Ma mai era accaduto che di quell’insuperato crimine e vergogna fosse accusato proprio il popolo dei sopravvissuti e dei loro discendenti nello Stato di Israele. Ed è quello che accade oggi, mentre viene alla luce un altro orrore trascurato da stampa e televisioni: le Nazioni Unite sono coinvolte negli atti di genocidio perpetrati in Israele dai carnefici di Hamas il 7 ottobre del 2023. Si è appreso ieri che l’agenzia delle Nazioni Unite UNRWA è stata accusata formalmente di aver generato al suo interno una cellula che ha collaborato a preparare il massacro nel corso del quale neonati sono stati decapitati e genitori hanno visto morire i figli prima di morire loro stessi, e nipoti hanno visto decapitare le loro nonne, prima di essere arsi vivi.

Ma nessuno dopo Auschwitz ha accusato di genocidio l’Unione Sovietica per i milioni di morti assassinati per ordine personale di Jozef Stalin, o in Cambogia durante il regime dei Khmer rossi.

O nella Cina di Mao Zedong, cui legittimamente spetta il titolo di numero uno nella lista storica dei macellai di uomini e donne nella storia umana.
Il mondo impiegò anni, non giorni, prima di ammettere l’entità e la natura infernale del delitto consumato dai nazionalsocialisti tedeschi non soltanto negli impianti delle camere a gas e dei formi di Auschwitz Birkenau, Mauthausen, ma anche in tutti i territori occupati compresa la Risiera di San Sabba in Italia.
Quando il mondo capì, nei primi anni Cinquanta dello scorso secolo di che delitto si trattasse, i teatri cominciarono a riempirsi per vedere in scena “Il diario di Anna Frank”, tratto dalle pagine di un’adolescente tedesca ebrea nascosta con la famiglia in un sottotetto. Ma i nazisti deportarono Anna, il padre Otto, la madre Edith e la sorella Margot al mattatoio di Bergen-Belsen dove sono seppelliti nel cimitero del campo.

Quel diario fui la prima vittoria della memoria, poi vennero i libri di Primo Levi e la Shoà diventò il più grande scandalo della storia umana, non solo per il numero delle vittime ma perché ciascuna di quelle vittime era in un elenco, in un camion, una fila di vagoni piombati in attesa della morte per la colpa di esistere in quanto ebrei.

Ieri la Corte internazionale dell’Aja ha dissennatamente intimato allo Stato ebraico di non evitare “atti di genocidio” nei confronti degli abitanti di Gaza, i quali subiscono tremende perdite di vite umane a causa della reazione di Israele dopo gli “atti di genocidio” compiuti il 7 ottobre scorso, quando i carnefici di Hamas entrarono in Israele per bruciare bambini, sventrare donne incinte e impedire la speranza di vita e di futuro per Israele.

Oggi si celebra la memoria dei milioni di ebrei assassinati provenienti da tutto il mondo e uccisi perché ebrei. Voglio ricordare che nello Stato di Israele, nato nel 1948 per iniziativa delle Nazioni Unite, rimasero seicentomila degli abitanti arabi di quelle terre.

Oggi, dopo il “genocidio” degli ebrei contro di loro, gli a abitanti arabo-palestinesi dello Stato di Israele sono due milioni e duecentomila, un decimo dell’intera popolazione. Uno di loro nel 2003, rivestendo la carica di Presidente della Corte Suprema di Israele, condannò a molti anni di galera un ex Presidente dello Stato di Israele per abusi sessuali.

Nello Stato di Israele tutte le ragazze arabe musulmane cittadine di Israele hanno assolto l’obbligo scolastico, spesso contro la volontà dei genitori e molte di loro sono oggi parte del mondo accademico mondiale.

Soltanto in Israele gli arabi musulmani – che liberamente detestano Israele – votano ed eleggono i propri deputati nella Knesset e ogni avviso, nome di strada, indicazione in tutto lo Stato ebraico è scritto in ebraico, in arabo e in inglese. Tutto ciò andrà ricordato nei giorni della memoria che verranno perché il passato non è mai passato e il presente si chiama già futuro.


Paolo Guzzanti

Oggi 27 gennaio è il giorno scelto dalla comunità mondiale per ricordare

error: